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Author Archive Andrea Delfino

Contratto di rete: inquadramento fiscale (cenni)

1.‐ Imposte dirette (IRES/IRAP)
Nell’ambito dei contratti di rete è necessario distinguere tra:

  • rete-soggetto, avente autonoma soggettività giuridica e tributaria (per semplificare quella tipologia di contratto dotata di fondo patrimoniale);
  • rete-contratto, priva di soggettività giuridica e tributaria.

2.‐ Rete‐soggetto
La rete-soggetto, in quanto entità distinta dalle imprese partecipanti per effetto dell’iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle imprese, è soggetto IRES e IRAP(ferma restando la sussistenza della soggettività tributaria delle imprese partecipanti) con la conseguenza che la rete-soggetto assume soggettività tributaria e dovrà adempiere a una serie di obblighi contabili e tributari: tenuta contabilità, redazione e approvazione bilancio nella forma delle SPA entro due mesi dalla chiusura dell’esercizio, dichiarazioni redditi, Iva, 770, ecc.).

2.1‐ Rapporti tra le imprese partecipanti
I rapporti tra le imprese partecipanti e la rete sono di natura partecipativa e sono assimilabili a quelli tra soci e società; in altri termini, con il conferimento al fondo patrimoniale della rete-soggetto
l’impresa aderente assume lo status di partecipante/socio.

3.‐ Rete‐contratto
La rete-contratto, in quanto priva di personalità giuridica, non assume soggettività tributaria (quindi, non è soggetto passivo IRES né IRAP né è assoggettata a tutti gli adempimenti conseguenti: dichiarazione redditi, Irap, Iva, ecc.); l’adesione a tale contratto non determina la modificazione della soggettività tributaria delle imprese partecipanti. Perciò, le operazioni
(attive e passive) poste in essere in esecuzione del contratto di rete producono effetti direttamente in capo alle imprese partecipanti alla rete (per la parte di propria competenza).
Ne deriva che, ai fini fiscali, i costi ed i ricavi derivanti dalla partecipazione ad un contratto di rete sono deducibili o imponibili dai singoli partecipanti secondo le regole ordinarie del TUIR.
In questo caso, i rapporti tra gli imprenditori partecipanti al contratto di rete e la capofila possono configurarsi come:

  • mandato con rappresentanza;
  • mandato senza rappresentanza.

3.1‐ Mandato con rappresentanza
Nel caso in cui la capofila agisca quale mandatario con rappresentanza (cioè in nome e per conto) dei contraenti, gli atti posti in essere in esecuzione del contratto di rete producono effetti direttamente in capo ai singoli rappresentati (cioè, direttamente in capo alle singole imprese partecipanti). Infatti, la spendita del nome dei singoli soggetti rappresentati rende possibile la diretta imputazione delle operazioni compiute ai singoli partecipanti.
Ne deriva l’obbligo:

  • per ciascuna impresa partecipante, di fatturare le operazioni per la quota parte del prezzo ad essa imputabile;
  • per i fornitori, di emettere nei confronti di ciascuna impresa partecipante le fatture relative alle operazioni passive, indicando per ciascuna fattura, la parte di prezzo ad essa imputabile.

3.2‐ Mandato senza rappresentanza
Qualora gli atti siano posti in essere dalle singole imprese o dall’impresa capofila, senza rappresentanza, non si verificano effetti diretti tra le imprese partecipanti al contratto e i terzi.
Pertanto, nel caso di atti posti in essere in esecuzione del contratto di rete, la singola impresa mandataria (o l’eventuale capofila) si interpone rispetto al cliente/fornitore al/dal quale emetterà/riceverà fattura, “ribaltando”, poi, a sua volta i ricavi / costi ai partecipanti effettivi per conto dei quali ha agito.

4.‐ Contratto di rete: inquadramento fiscale: IVA (cenni)
Anche nel caso di tassazione IVA dobbiamo distinguere tra

  1. rete-soggetto e
  2. rete-contratto e, in tale ambito, a seconda che la capofila agisca come

2.1 mandatario con rappresentanza
2.2 mandatario senza rappresentanza

4.1‐ Rete‐soggetto

La rete-soggetto integra la soggettività passiva IVA con attribuzione alla rete di un numero di partita IVA e con la conseguenza che gli adempimenti ai fini IVA sono effettuati autonomamente dalla rete.

4.2‐ Rete‐contratto (mandato con rappresentanza)

Qualora nell’ambito della rete-contratto la capofila agisca come mandatario con rappresentanza (cioè, in nome e per conto del mandante-impresa retista), il negozio giuridico, anche ai fini dell’IVA, intercorre tra mandante (impresa “retista”) e terzo. Il mandatario (capofila) assume un ruolo, per così dire, “trasparente”. In pratica, la “prestazione di servizi”, ai fini IVA, è effettuata dal mandante (impresa retista) direttamente nei confronti del terzo, ovvero dal terzo direttamente nei confronti del mandante (impresa retista).
Conseguentemente:

  • le imprese retiste sono tenute a fatturare le operazioni attive per la quota parte del prezzo ad essi imputabile;
  • i fornitori sono tenuti ad emettere, nei confronti di ciascuna impresa partecipante, le fatture passive per la parte di prezzo ad esse imputabile.

4.3‐ Rete‐contratto (mandato senza rappresentanza)

Nell’ambito dell’IVA le prestazioni di servizi rese o ricevute dai mandatari senza rappresentanza sono considerate prestazioni di servizi anche nei rapporti tra il mandante e il mandatario senza rappresentanza (art.3, co. 3, del DPR 633/72).
La prestazione di servizi resa dal mandante al mandatario e la prestazione resa da quest’ultimo nei confronti di un terzo sono operazioni autonome; ciascuna delle due prestazioni ha rilevanza agli effetti dell’IVA (art.3, co. 3, del DPR 633/72, ultimo periodo).
Ciò determina l’obbligo di fatturare distintamente ciascuno dei due assaggi, anche se con una base imponibile diversa (secondo le percentuali di concorso ai costi e ai ricavi).
Ne deriva che, nell’ambito del contratto di rete, l’impresa capofila deve “ribaltare” i costi ed i ricavi nei confronti dei partecipanti per conto dei quali ha agito, emettendo o ricevendo fatture per la quota parte del prezzo riferibile alle altre imprese.

5.‐ Conclusioni

Alla luce di quanto precede, al fine di semplificare i rapporti nascenti da un eventuale contratto di rete il suggerimento è senz’altro quello di concludere un contratto nella forma di “Rete-contratto” per evitare la costituzione di una legal entity (cioè, di un soggetto giuridico a sé stante) con tutti i conseguenti adempimenti di natura contabile e tributaria cui si accennava innanzi. Questo anche in considerazione della maggiore facilità di “uscita” dalla rete (che corrisponde ad una risoluzione contrattuale e non implica la liquidazione del patrimonio del soggetto.
In questo ambito, la scelta di indirizzarsi verso il modello del mandato con rappresentanza (i cui effetti contrattuali si ripercuotono direttamente sul mandante, per “trasparenza”) o verso il modello del mandato senza rappresentanza (in cui gli effetti contrattuali rimangono in capo al mandatario che si interfaccia con l’esterno ribaltando, a sua volta, gli effetti sul mandante) vanno valutati anche alla luce di come la struttura (rete di imprese) vuole apparire all’esterno.

Il Codice della crisi d’impresa: adeguati assetti organizzativi e ruolo degli amministratori

1.‐ Premessa
Il Codice della Crisi d’impresa approvato con il D.Lgs. 14/2019 («CCI»), entrato in vigore a partire dallo scorso 16 marzo 2019(1), ha riformato la legge fallimentare con l’intento dichiarato di consentire una precoce rilevazione (cd. early warning) dello stato di difficoltà dell’impresa (cd. “crisi d’impresa”) e la salvaguardia della continuità aziendale e produttiva.
Tra le altre, per quello che qui interessa, una delle principali novità della riforma è costituita dall’introduzione delle “procedure di allerta e di composizione assistita della crisi”, che mirano all’emersione precoce di casi di crisi aziendale. L’idea di fondo è che una diagnosi precoce sia fondamentale per risolvere crisi temporanee (prima che diventino croniche) oppure per preservare il più possibile gli asset aziendali ancora di valore, in caso di crisi irreversibili.
In particolare, il CCI ha individuato due pilastri su cui fondare la prevenzione dell’insolvenza: (i) gli obblighi organizzativi, per cui ogni tipo di azienda è tenuta a dotarsi di “assetti organizzativi adeguati alla rilevazione tempestiva della crisi” e a predisporre misure atte a contrastarla e (ii) gli strumenti di allerta, in grado di far emergere precocemente gli indizi della crisi.

2.‐ L’obbligo di istituire un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile
In base all’attuale (riformato) art. 2086 del codice civile «l’imprenditore, […], ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale».
In altre parole, la legge impone a qualsiasi imprenditore (sia imprenditore individuale che collettivo/società) di dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura, alla dimensione e alla complessità dell’attività d’impresa in grado di monitorare costantemente l’andamento della gestione al fine di intercettare i primi sintomi (meglio:
indicatori) di crisi cercando le appropriate soluzioni prima che la crisi diventi irreversibile e sfoci nell’insolvenza vera e propria2.
Le Norme di comportamento del Collegio Sindacale per le società non quotate (cfr. norma 3.4), specificano che «per assetto organizzativo si intende il complesso delle procedure stabilite per garantire che il potere decisionale sia assegnato ed effettivamente esercitato ad un appropriato livello di competenza e responsabilità». In altre parole, come notato dalla maggior parte della dottrina, un adeguato assetto amministrativo non può prescindere almeno dai seguenti elementi la cui complessità è funzione della dimensione, natura e complessità della specifica attività d’impresa: (i) da un organigramma che individui compiti e responsabilità, (ii) dall’esercizio dell’attività decisionale e direttiva da parte dei soggetti cui sono attribuiti i relativi poteri, (iii) dalla presenza di procedure aziendali (amministrative e contabili) che regolino le varie fasi dell’attività d’impresa, (iv) dall’esistenza di procedure che assicurino completezza, tempestività e attendibilità dei flussi informativi ai destinatari. In sintesi, si tratta di
implementare un sistema che assicuri che la direzione dell’impresa sia effettivamente esercitata dagli amministratori e che il personale addetto a ciascuna funzione abbia un corrispondente livello di competenze3.


L’assetto amministrativo racchiude l’insieme delle procedure finalizzate all’ordinato svolgimento delle varie fasi in cui si articola l’attività d’impresa4.
Per adeguato assetto contabile si intende l’insieme delle procedure finalizzate alla corretta e tempestiva rilevazione in contabilità e nei bilanci dei fatti di gestione.


3.‐ Le conseguenze della mancata istituzione dell’adeguato assetto organizzativo
In base all’art. 377 CCI l’istituzione degli assetti amministrativi spetta in via esclusiva agli amministratori, mentre rimane in capo all’organo di controllo e al revisore/società di revisione l’obbligo di vigilare «sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e del suo concreto funzionamento» (art.2403 cc e art. 14 CCI).

Come conseguenza il Legislatore ha previsto che, a partire dal 16 marzo 2019 (data di entrata in vigore di questa norma del CCI), gli amministratori che non abbiano dotato l’azienda di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, capace di intercettare gli indizi di crisi e, soprattutto, la perdita della continuità aziendale, rispondano con il proprio patrimonio delle obbligazioni sociali della società amministrata per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale; infatti, l’art. 378 del CCI ha aggiunto un sesto comma all’art.2476 del codice civile che recita: «Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. […]».


4.‐ Di quali strumenti dotarsi
Se il Legislatore del CCI ha enfatizzato definitivamente l’obbligo di dotarsi di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile che sia l’imprenditore individuale e gli amministratori devono implementare, aggiornare e concretamente applicare si pone il problema di individuare
gli strumenti idonei al concreto monitoraggio dell’andamento aziendale al fine di preservare la continuità aziendale.
Naturalmente questa tematica operativa passa attraverso la presa di coscienza della necessità di dotarsi di procedure e regole che, in una prima fase, possono senz’altro essere vissute come un inutile aggravio di “burocrazia” interna, tanto più in realtà di modesta dimensione dove la
figura dell’amministratore coincide con la proprietà e dove, spesso, per la ridotta dimensione aziendale, le mansioni sono concentrate nelle mani di pochissimi dipendenti. In questo contesto l’enfasi posta dal CCI su questioni non nuove ma, sicuramente, finora del tutto trascurate, può essere di stimolo per una riflessione più ampia circa l’utilità che un appropriato assetto organizzativo può avere ai fini del monitoraggio dell’andamento aziendale quale presupposto della fissazione e misurazione di obiettivi strategici, di più ampio respiro, strumentali all’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario dell’impresa e, cosa anch’essa del tutto
trascurata, strumentali alla creazione del valore e alla “spersonalizzazione” della gestione dell’impresa dalla figura del cd. “titolare”.

Nel concreto, la prima cosa da fare è l’adozione di un organigramma e un “funzionigramma” chiaro e, soprattutto, rispondente alla effettiva situazione concreta.
Dopodiché, l’implementazione dell’adeguato assetto organizzativo passa attraverso l’adozione di un manuale delle procedure amministrative e contabili. Si tratta della elaborazione di un set di regole (per ciascuna area aziendale: ciclo attivo, ciclo passivo, tesoreria, magazzino, bilancio, ecc.) che indichi i comportamenti che ciascun operatore deve tenere. Tale set di regole comportamentali ha lo scopo fondamentale (i) di uniformare i comportamenti di tutti gli operatori, (ii) stabilire i controlli per ciascuna fase dei processi aziendali con l’intento ultimo di mitigare i possibili rischi d’impresa, (iii) di attribuire le diverse fasi a soggetti con adeguate
responsabilità gerarchiche. Naturalmente il manuale deve essere scritto e formalmente approvato dall’organo amministrativo.

Fatto questo, l’impresa dovrà dotarsi di una serie di strumentazioni che segnalino non solo la rotta sulla quale l’impresa sta “viaggiando” ma anche quali azioni deve intraprendere per raggiungere gli obiettivi che nel medio periodo si è posta.
In questo compito soccorre la dottrina aziendalistica (soprattutto anglosassone) che ha elaborato una serie di strumenti per la misurazione delle performance aziendali:

  1. anzitutto, andranno monitorati almeno trimestralmente gli indicatori della crisi d’impresa previsti dal CCI agli artt. 13, 15 e 24 (cfr. “Gli indici dell’allerta ex art.13, comma 2, Codice della Crisi e dell’insolvenza” elaborati dal CNDCEC);
  2. dopodiché ci si dovrà dotare di un adeguato sistema di reporting (finalizzato all’analisi di bilancio) infrannuale che rendiconti in tempi ravvicinati i risultati economico finanziari ottenuti (senza arrivare al bilancio di esercizio che a maggio o giugno dell’anno dopo è uno documento già obsoleto). In realtà, un sistema di analisi di bilancio quando ben strutturato, se svolto infrannualmente, offre una eloquente immagine non solo del passato prossimo ma anche del trend delle più significative grandezze di bilancio rendendo facile prevederne l’evoluzione futura. Si tratta di riclassificare opportunamente i bilanci dell’impresa, verificarne gli equilibri economico, finanziari e
    patrimoniali, elaborare opportuni indici;
  3. si dovrà, infine, disporre anche di strumenti in grado di prevedere in anticipo l’andamento dei flussi economici e, soprattutto, della tesoreria aziendale (ottica forward looking). Per imprese strutturate, questo può significare dotarsi di un sistema di controllo di gestione, eventualmente con una risorsa dedicata, predisporre una pianificazione gestionale ed economico‐finanziaria, un monitoraggio analitico della gestione aziendale e della tesoreria, mediante la predisposizione di business plan (o forecast) a tre anni, di budget annuali, di budget di tesoreria a sei mesi5.

5.‐ Gli indicatori della crisi
Il Legislatore del CCI ha specificato in maniera precisa i casi nei quali l’impresa può dire di trovarsi in una situazione di ragionevole (i.e., probabile) “stato di crisi”. Secondo l’art. 13, infatti, costituiscono “indicatori di crisi”, gli «squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario
[…] che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso
». A questi fini rappresentano indici significativi del ragionevole stato di crisi quegli indici che misurano (i) la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare, (ii) l’adeguatezza
dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi, (iii) i ritardi nei pagamenti reiterati e significativi. Lo stesso art. 13 attribuisce al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti il compito di elaborare con cadenza almeno triennale (per settore economico) i predetti indici. Gli indici validi per il
primo triennio sono stati elaborati dal CNDCEC lo scorso ottobre 20196 e sono all’approvazione del Ministero dello Sviluppo Economico.
La verifica del superamento degli indici elaborati dal CNDCEC va effettuata almeno trimestralmente in quanto, se è vero che gli amministratori hanno l’obbligo di valutare costantemente l’adeguatezza dell’assetto organizzativo e l’equilibrio economico finanziario (ex art.14 CCI), è anche vero che – in caso di crisi – vi è l’obbligo di fare istanza all’OCRI7 qualora vengano superati i predetti indici (nell’ultimo bilancio approvato o comunque) per oltre tre mesi (art.24 CCI). Per il rispetto delle tempistiche accennate risulta evidente che le predette verifiche andranno effettuate sulla base di situazioni contabili infrannuali (assestate secondo quanto previsto dall’OIC 30) aggiornate trimestralmente ed approvate dall’organo amministrativo.


6.‐ Il procedimento di composizione della crisi

Nel quadro di rafforzamento della struttura di controllo aziendale a beneficio della solidità economica e produttiva generale si inseriscono:

  1. la riduzione dei parametri per la nomina del revisore/collegio sindacale (obbligatorio quando si superino 4 milioni di fatturato o di attivo o 20 dipendenti) che ha portato all’ampliamento (per più di 87.000 unità) della platea delle società tenute alla nomina;
  2. la costituzione degli OCRI (Organismi di composizione della crisi d’impresa) presso ciascuna Camera di Commercio.

L’organo di controllo (e/o il revisore) ha l’obbligo di segnalare all’imprenditore o all’organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi di crisi dell’impresa. Qualora l’organo amministrativo non comunichi (entro i successivi 30 giorni) le soluzioni individuate e le iniziative intraprese per
il superamento della crisi o non le adotti di fatto (nei successivi 60 giorni), l’organo di controllo ha l’obbligo di informare, senza indugio, l’OCRI per attivare il percorso di assistenza nel tentativo di risoluzione della crisi. Solo l’adozione delle predette procedure esonera l’organo di controllo
dalla responsabilità solidale (con gli amministratori) nel caso di “fallimento” della società.
Oltre al citato procedimento di “allerta interna” il Legislatore ha previsto anche un procedimento di “allerta esterna”, in base al quale l’Agenzia delle Entrate, l’INPS e l’Agenzia della Riscossione (ex Equitalia) ‐ al superamento delle soglie di legge di debiti scaduti nei loro confronti ‐ hanno l’obbligo di effettuare la segnalazione all’OCRI dello stato di crisi qualora (i) il debitore
non avrà regolarizzato la propria posizione debitoria entro i successivi 90 giorni o (ii) non avrà egli stesso fatto istanza all’OCRI di composizione della crisi.
Allo stato attuale il DL 23/2020 (cd. “Decreto Liquidità”), a causa della nota epidemia da Covid‐ 19, ha prorogato l’entrata in vigore della operatività delle segnalazioni all’OCRI dal 15 agosto 2020 (termine inizialmente previsto dal CCI) al 1° settembre 2021. Questo differimento, come è
stato osservato dai più attenti commentatori, è un boomerang per gli imprenditori in quanto la normativa sull’obbligo degli assetti organizzativi (art. 2086 cc) e delle corrispondenti responsabilità (art. 2476 cc), cui è stato innanzi accennato, sono già in vigore dallo scorso 16 marzo 2019, mentre è stata rinviata la possibilità di accesso all’OCRI per la composizione assistita
della crisi che costituisce un valido esimente delle responsabilità patrimoniali in capo all’imprenditore, agli amministratori e agli organi di controllo.


7.‐ Conclusioni
Alla luce di quanto precede, diventa necessario e urgente che ciascuna impresa si doti al più presto di un assetto organizzativo adeguato alla dimensione e alle caratteristiche della propria attività al fine di manovrare (specialmente in questo periodo di forte crisi ed incertezza) le leve della gestione e anche al fine di evitare le gravi conseguenze patrimoniali in capo
all’imprenditore e/o agli amministratori nel caso di degenerazione della crisi.

Note:

(1) L’entrata in vigore è scaglionata: l’intero set di norme entrerà definitivamente in vigore il prossimo 1°settembre 2021.

(2) Il CCI definisce come crisi (art.2, co.1, lett. a), D.Lgs. 14/2019) «lo stato di difficoltà economico‐finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei
flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate», mentre qualifica come insolvenza (art.2, co.1, lett. b), D.Lgs. 14/2019) «lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni».

(3) S. Ambrosini, L’adeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili e il rapporto con le misure di allerta nel quadro normativo riformato, in ilcaso.it, pag.4.

(4) Verna, Strumenti per il nuovo assetto organizzativo delle società, in Le Società, 2019, p. 929.

(5) In un sistema come quello italiano, in cui prevale un modello di impresa familiare senza una netta separazione tra management e proprietà (cfr. il Rapporto PMI 2018 PWC), l’obbligo di dotare le aziende di sistemi di autovalutazione costituisce un passaggio non semplice. Secondo un recente sondaggio condotto da PWC Tls, su un campione di 178 imprese rappresentative di tutti i settori e dimensioni, solo il 25% delle aziende dispone già di indici in grado di monitorare la continuità aziendale e solo il 7% ha strumenti organizzativi adeguati alle nuove norme (cfr. Rapporto CERVED PMI 2019, pag. 123).

(6) Cfr. Gli indici dell’allerta ex art. 13, co.2, Codice della Crisi e dell’Insolvenza, Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e Esperti Contabili, bozza del 19 ottobre 2019.

(7) Si tratta dell’Organismo di composizione della crisi d’impresa da costituirsi presso ogni Camera di Commercio ai sensi dell’art.16 del CCI.

Non effettuazione delle ritenute d’acconto su redditi di lavoro autonomo, altri redditi e provvigioni

L’art. 19 del DL “Liquidità” (DL 23/2020) prevede la facoltà (manifestata attraverso la non indicazione in fattura dell’ammontare della ritenuta) di non assoggettamento a ritenuta d’acconto da parte dei sostituti nei confronti di:

  1. percipienti titolari di reddito da lavoro autonomo (commercialisti, avvocati, consulenti lavoro, ecc.) e provvigioni per rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari, con i seguenti requisiti:
  2. con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 17 marzo;
  3. con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 17 marzo;
  4. per i ricavi e i compensi percepiti tra il 17 marzo e il 31 maggio 2020;
  5. che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

In altre parole, il sostituto d’imposta qualora il percipiente ha tutti i predetti requisiti (e non esponga in fattura la ritenuta) non effettua la ritenuta d’acconto e non effettua ovviamente il relativo versamento.

Le ritenute non operate andranno versate da parte del percipiente entro il 31 luglio in unica soluzione o rateizzando l’importo in 5 rate mensili di pari importo, da pagare a cominciare da luglio (con un codice tributo ad hoc in fase di istituzione.


Finanziamenti fino a 25.000 euro previsti dal Decreto “Liquidità”

1.- Finanziamenti richiesti e garanzie

Il DL 8.4.2020 n. 23 (“Decreto liquidità”), pubblicato sulla G.U. 8.4.2020 n. 94, prevede (ad una prima lettura):

Soggetti con ricavi o compensi inferiori a 100.000,00 euro:

Soggetti con ricavi di 3.200.000,00 euro

2.- Commissioni da corrispondere

Per i finanziamenti di piccole e medie imprese sono corrisposti, in rapporto all’importo garantito, 25 punti base durante il primo anno, 50 punti base durante il secondo e terzo anno, 100 punti base durante il quarto, quinto e sesto anno.

3.- Durata del finanziamento

La garanzia è rilasciata entro il 31 dicembre 2020, per finanziamenti di durata non superiore a 6 anni, con la possibilità per le imprese di avvalersi di un preammortamento di durata fino a 24 mesi.

4.- Limitazioni alla distribuzione di dividendi

L’impresa che beneficia della garanzia assume l’impegno che essa, nonché ogni altra impresa con sede in Italia che faccia parte del medesimo gruppo cui la prima appartiene, non approvi la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni nel corso del 2020.

5.- Finalità del finanziamento

Il finanziamento coperto dalla garanzia deve essere destinato a sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia, come documentato e attestato dal rappresentante legale dell’impresa beneficiaria.

Ai fini della dimostrazione della finalità del finanziamento è utile elaborare un budget di tesoreria per dare evidenza del capitale circolante necessario e di cui si chiede il finanziamento.


Credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione

1.- Premessa

Gli artt. 120 e 125 del DL 19.5.2020 n. 34 (c.d. “Rilancio”) hanno introdotto, rispettivamente:

2.- Credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro

L’art. 120 del DL 34/2020 riconosce un credito d’imposta per gli interventi legati all’adeguamento degli ambienti di lavoro per la riapertura dei pubblici esercizi.

2.1- Soggetto beneficiari

L’agevolazione spetta:

  • ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico (es. bar, ristoranti, alberghi, teatri, cinema e musei);
  • alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati.

Possono beneficiare del credito d’imposta anche i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole.

2.2- Ambito oggettivo

Tra gli interventi agevolati sono compresi quelli edilizi necessari per:

  • il rifacimento di spogliatoi e mense;
  • la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni;
  • l’acquisto di arredi di sicurezza;
  • investimenti innovativi, come lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie per lo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti;
  • programmi software, i sistemi di videoconferenza, quelli per la sicurezza della connessione, nonché gli investimenti necessari per consentire lo svolgimento dell’attività lavorativa in smart working.

2.3- Ambito temporale

Il credito per l’adeguamento degli ambienti di lavoro spetta per le spese sostenute dall’1.1.2020 al 31.12.2020.

2.4- Misura del credito d’imposta

Il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 60% delle suddette spese sostenute nel 2020 (a netto di Iva), per un massimo di spese pari a 80.000,00 euro.

Il credito massimo spettante è quindi pari a 48.000,00 euro.

2.5- Comunicazione delle spese

Per beneficiare del credito d’imposta, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione delle spese ammissibili dal 20.7.2020 al 30.11.2021.

La comunicazione può essere presentata in via telematica, mediante i canali dell’Agenzia delle Entrate o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, direttamente dal beneficiario o tramite un intermediario abilitato e utilizzando l’apposito modello.

Nel modello di comunicazione dovranno essere indicate le spese agevolabili:

  • sostenute dall’1.1.2020 fino al termine del mese precedente la data di sottoscrizione della comunicazione;
  • nonché quelle che si prevede di sostenere successivamente, fino al 31.12.2020 (questa indicazione non deve essere fornita qualora la sottoscrizione del modello avvenga nel 2021).

2.6- Modalità di utilizzo del credito d’imposta

Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro può essere:

  • utilizzato nell’anno 2021, esclusivamente in compensazione, mediante il modello F24, dal giorno lavorativo successivo alla corretta ricezione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, della relativa comunicazione;
  • ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito o altri intermediari fi­nan­­­ziari. In tal caso il credito è utilizzabile previa accettazione della cessione del credito da parte del cessionario.

2.7- Cumulabilità con altre agevolazioni

Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti.

3.- Credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione

L’art. 125 del DL 34/2020 ridefinisce la disciplina del credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di dispositivi di protezione, abrogando le precedenti disposizioni (art. 64 del DL 18/2020 convertito e art. 30 del DL 23/2020).

3.1 – Soggetti beneficiari

Possono beneficiare dell’agevolazione:

  • i soggetti esercenti attività d’impresa;
  • gli esercenti arti e professioni;
  • gli enti non commerciali;
  • strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale in possesso del codice identificativo struttura.

Possono beneficiare del credito d’imposta anche i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole.

3.2- Ambito oggettivo

Sono agevolabili le spese sostenute nell’anno 2020 relative:

  • alla sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
  • all’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali, ad esempio, mascherine (chirurgiche, FFP2 e FFP3), guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
  • all’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
  • all’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di protezione individuale, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
  • all’acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

3.3- Ambito temporale

Il credito d’imposta spetta per le spese sostenute dall’1.1.2020 al 31.12.2020.

3.4- Misura del credito d’imposta

Il credito d’imposta “teorico” è riconosciuto:

  • nella misura del 60% delle suddette spese sostenute nel 2020 (al netto di Iva);
  • fino ad un massimo di 60.000,00 euro per ciascun beneficiario.

L’Agenzia delle Entrate definirà con un apposito provvedimento (entro l’11.9.2020) la quota percentuale del credito d’imposta effettivamente spettante in relazione ai soggetti richiedenti e alle risorse disponibili.

3.5- Comunicazione delle spese

Al fine di beneficiare del credito, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione delle spese am­missibili dal 20.7.2020 al 7.9.2020.

La comunicazione può essere presentata in via telematica, mediante i canali dell’Agenzia delle Entrate o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, direttamente dal beneficiario o tramite un intermediario abilitato e utilizzando l’apposito modello.

Nel modello di comunicazione dovranno essere indicate le spese agevolabili:

  • sostenute dall’1.1.2020 fino al termine del mese precedente la data di sottoscrizione della co­municazione;
  • nonché quelle che si prevede di sostenere successivamente, fino al 31.12.2020.

3.6- Modalità di utilizzo del credito d’imposta

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispo­si­tivi di protezione, fermo restando il sostenimento delle spese, può essere:

  • utilizzato direttamente, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sosteni­mento delle spese o in compensazione nel modello F24; a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che definisce l’ammontare massimo del credito fruibile e presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate;
  • ceduto, anche parzialmente, entro il 31.12.2021, ad altri soggetti, compresi istituti di credito o altri intermediari fi­nan­ziari. La comunicazione della cessione del credito va effettuata dal soggetto cedente a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agen­zia delle Entrate che definisce la percentuale del credito d’imposta e utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate. Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione con le suddette modalità. Dopo la comunicazione dell’accettazione, il cessionario può utilizzare il credito d’imposta con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal cedente.

[1] Disclaimer: il presente documento non costituisce parere professionale sulle questioni affrontate. Esso ha il solo scopo di offrire una panoramica sulla tematica affrontata alla luce delle interpretazioni ad oggi disponibili. Ogni caso andrà opportunamente approfondito e singolarmente trattato. Non si assume alcuna responsabilità circa le conseguenze di qualsivoglia comportamento dovesse scaturire dalla lettura del presente documento.

Credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione[1]

Andrea Delfino, Dottore commercialista e Revisore Legale

1.- Premessa

Gli artt. 120 e 125 del DL 19.5.2020 n. 34 (c.d. “Rilancio”) hanno introdotto, rispettivamente:

2.- Credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro

L’art. 120 del DL 34/2020 riconosce un credito d’imposta per gli interventi legati all’adeguamento degli ambienti di lavoro per la riapertura dei pubblici esercizi.

2.1- Soggetto beneficiari

L’agevolazione spetta:

  • ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico (es. bar, ristoranti, alberghi, teatri, cinema e musei);
  • alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati.

Possono beneficiare del credito d’imposta anche i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole.

2.2- Ambito oggettivo

Tra gli interventi agevolati sono compresi quelli edilizi necessari per:

  • il rifacimento di spogliatoi e mense;
  • la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni;
  • l’acquisto di arredi di sicurezza;
  • investimenti innovativi, come lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie per lo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti;
  • programmi software, i sistemi di videoconferenza, quelli per la sicurezza della connessione, nonché gli investimenti necessari per consentire lo svolgimento dell’attività lavorativa in smart working.

2.3- Ambito temporale

Il credito per l’adeguamento degli ambienti di lavoro spetta per le spese sostenute dall’1.1.2020 al 31.12.2020.

2.4- Misura del credito d’imposta

Il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 60% delle suddette spese sostenute nel 2020 (a netto di Iva), per un massimo di spese pari a 80.000,00 euro.

Il credito massimo spettante è quindi pari a 48.000,00 euro.

2.5- Comunicazione delle spese

Per beneficiare del credito d’imposta, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione delle spese ammissibili dal 20.7.2020 al 30.11.2021.

La comunicazione può essere presentata in via telematica, mediante i canali dell’Agenzia delle Entrate o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, direttamente dal beneficiario o tramite un intermediario abilitato e utilizzando l’apposito modello.

Nel modello di comunicazione dovranno essere indicate le spese agevolabili:

  • sostenute dall’1.1.2020 fino al termine del mese precedente la data di sottoscrizione della comunicazione;
  • nonché quelle che si prevede di sostenere successivamente, fino al 31.12.2020 (questa indicazione non deve essere fornita qualora la sottoscrizione del modello avvenga nel 2021).

2.6- Modalità di utilizzo del credito d’imposta

Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro può essere:

  • utilizzato nell’anno 2021, esclusivamente in compensazione, mediante il modello F24, dal giorno lavorativo successivo alla corretta ricezione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, della relativa comunicazione;
  • ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito o altri intermediari fi­nan­­­ziari. In tal caso il credito è utilizzabile previa accettazione della cessione del credito da parte del cessionario.

2.7- Cumulabilità con altre agevolazioni

Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti.

3.- Credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione

L’art. 125 del DL 34/2020 ridefinisce la disciplina del credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di dispositivi di protezione, abrogando le precedenti disposizioni (art. 64 del DL 18/2020 convertito e art. 30 del DL 23/2020).

3.1 – Soggetti beneficiari

Possono beneficiare dell’agevolazione:

  • i soggetti esercenti attività d’impresa;
  • gli esercenti arti e professioni;
  • gli enti non commerciali;
  • strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale in possesso del codice identificativo struttura.

Possono beneficiare del credito d’imposta anche i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole.

3.2- Ambito oggettivo

Sono agevolabili le spese sostenute nell’anno 2020 relative:

  • alla sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
  • all’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali, ad esempio, mascherine (chirurgiche, FFP2 e FFP3), guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
  • all’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
  • all’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di protezione individuale, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
  • all’acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

3.3- Ambito temporale

Il credito d’imposta spetta per le spese sostenute dall’1.1.2020 al 31.12.2020.

3.4- Misura del credito d’imposta

Il credito d’imposta “teorico” è riconosciuto:

  • nella misura del 60% delle suddette spese sostenute nel 2020 (al netto di Iva);
  • fino ad un massimo di 60.000,00 euro per ciascun beneficiario.

L’Agenzia delle Entrate definirà con un apposito provvedimento (entro l’11.9.2020) la quota percentuale del credito d’imposta effettivamente spettante in relazione ai soggetti richiedenti e alle risorse disponibili.

3.5- Comunicazione delle spese

Al fine di beneficiare del credito, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione delle spese am­missibili dal 20.7.2020 al 7.9.2020.

La comunicazione può essere presentata in via telematica, mediante i canali dell’Agenzia delle Entrate o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, direttamente dal beneficiario o tramite un intermediario abilitato e utilizzando l’apposito modello.

Nel modello di comunicazione dovranno essere indicate le spese agevolabili:

  • sostenute dall’1.1.2020 fino al termine del mese precedente la data di sottoscrizione della co­municazione;
  • nonché quelle che si prevede di sostenere successivamente, fino al 31.12.2020.

3.6- Modalità di utilizzo del credito d’imposta

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispo­si­tivi di protezione, fermo restando il sostenimento delle spese, può essere:

  • utilizzato direttamente, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sosteni­mento delle spese o in compensazione nel modello F24; a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che definisce l’ammontare massimo del credito fruibile e presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate;
  • ceduto, anche parzialmente, entro il 31.12.2021, ad altri soggetti, compresi istituti di credito o altri intermediari fi­nan­ziari. La comunicazione della cessione del credito va effettuata dal soggetto cedente a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agen­zia delle Entrate che definisce la percentuale del credito d’imposta e utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate. Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione con le suddette modalità. Dopo la comunicazione dell’accettazione, il cessionario può utilizzare il credito d’imposta con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal cedente.

Credito d’imposta per investimenti pubblicitari “straordinario” per il 2020: modifiche introdotte dal D.L. “Cura Italia”

Andrea Delfino, Dottore commercialista e Revisore Legale

1.- Premessa

L’art. 98 comma 1 del DL n. 18/2020 ha introdotto un regime straordinario, limitatamente al 2020, per il bonus investimenti pubblicitari. Tale regime è stato poi ampliato (con riferimento alla aliquota per il calcolo dell’agevolazione).

2.- Novità introdotte dal D.L. “Cura Italia” e dal D.L. “Rilancio”

La variazione introdotta con la citata disposizione normativa riguarda quindi due elementi:

1.            base di calcolo del credito d’imposta, che non si identifica più con il valore incrementale dell’investimento pubblicitario programmato nel 2020 rispetto a quello effettuato nel 2019, bensì si identifica più semplicemente con il valore dell’intero investimento pubblicitario programmato ed effettuato nel 2020;

2.            percentuale del credito d’imposta, che è stabilita nella misura unica del 50%.

In sostanza, è possibile beneficiare del credito d’imposta per investimenti pubblicitari 2020 anche in assenza di investimenti in anni precedenti, non essendo previsto per il 2020 il limite dell’investimento incrementale minimo dell’1%.

3.- Altre condizioni dell’agevolazione

Sono rimaste altresì invariate le condizioni dell’agevolazione, vale a dire:

  1. l’utilizzo del credito di imposta esclusivamente in compensazione;
  2. soggetti destinatari (imprese, i lavoratori autonomi ed enti non commerciali);
  3. tipologie degli investimenti pubblicitari: campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica anche on line e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.

4.- Presentazione della domanda

La comunicazione telematica per l’accesso al credito deve essere presentata dall’1.9.2020 al 30.9.2020. Resta fermo il periodo ordinario previsto per la presentazione della dichiarazione sostitutiva degli investimenti effettuati (1.1.2021 – 31.1.2021).


Dichiarazione d’intento: cosa cambia da gennaio 2020

Circolare studio 2019-04 Semplificazioni Dichiarazioni intento (Rev.02)

Compensazione sul modello F24

Compensazione nel modello F24 di crediti relativi a imposte dirette e IRAP – Obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione

Per effetto dell’art. 3 co. 1 del DL 124/2019, l’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione per la compensazione nel modello F24 di crediti, per importi superiori a 5.000,00 euro annui, viene esteso:
• alle imposte sui redditi e relative addizionali;
• alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi;
• all’IRAP.
Tali crediti potranno quindi essere utilizzati in compensazione:
• solo a seguito della presentazione del modello REDDITI o IRAP dal quale emergono;
• a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della relativa dichiarazione.
In pratica, vengono estese ai crediti relativi alle imposte sui redditi e all’IRAP le stesse regole già applicabili ai crediti IVA.

Decorrenza
Le nuova disciplina si applica con riferimento ai crediti maturati a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2019 (art. 3 co. 3 del DL 124/2019), quindi da quelli emergenti dai modelli REDDITI 2020 e IRAP 2020.
Per i crediti maturati nel periodo d’imposta in corso al 31.12.2018, emergenti dai modelli REDDITI 2019 e IRAP 2019, rimangono invece applicabili le precedenti disposizioni che non prevedevano l’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione dalla quale emergono.

Presentazione dei modelli F24 contenenti compensazioni – Obbligo di utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate – Estensione

Per effetto dell’art. 3 co. 2 del DL 124/2019, viene esteso ai contribuenti non titolari di partita IVA l’obbligo di utilizzare i sistemi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per la presentazione dei modelli F24 contenenti compensazioni, senza limiti di importo:
• di crediti relativi alle imposte sui redditi (IRPEF e IRES) e alle relative addizionali, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’IRAP;
• dei crediti d’imposta ai fini agevolativi da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.

In pratica, anche per i contribuenti non titolari di partita IVA l’utilizzo dei sistemi telematici dell’Agenzia delle Entrate per la presentazione dei modelli F24 contenenti compensazioni diventa un obbligo generalizzato, mentre prima era previsto solo in caso di modelli F24 “a saldo zero” o di particolari crediti d’imposta agevolativi.

Crediti maturati in qualità di sostituto d’imposta
L’obbligo di utilizzare i sistemi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per la presentazione dei modelli F24 contenenti compensazioni viene esteso a tutti i crediti maturati in qualità di sostituto d’imposta (es. per ritenute alla fonte, rimborsi da modelli 730, “bonus Renzi”), indipendentemente dal possesso della partita IVA.

Decorrenza
Le nuova disciplina si applica con riferimento ai crediti maturati a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2019 (art. 3 co. 3 del DL 124/2019), quindi, ad esempio, da quelli emergenti dai modelli REDDITI 2020 e IRAP 2020.

Rimborsi spese dei lavoratori dipendenti

I rimborsi spese dei lavoratori dipendenti, o degli amministratori, rappresentano per l’azienda un aspetto rilevante della gestione amministrativa, gestionale e fiscale.

I diversi sistemi che il dipendente può utilizzare per il rimborso delle spese di viaggio, trasporto, vitto, alloggio, parcheggi, taxi, bar ecc…, sono:

rimborso analitico o a piè di lista;
rimborso forfetario;
rimborso misto.
Tali diversi sistemi sono l’uno alternativo all’altro (cfr. circolare 326/1997) e la scelta di uno dei tre comporta anche diversi obblighi documentali e gestionali.

Nel metodo analitico, che consigliamo, il dipendente dovrà presentare al datore di lavoro una nota spese debitamente sottoscritta, indicando, oltre ai dati relativi alla trasferta e alla eventuale connessa autorizzazione, le spese sostenute ed allegando la documentazione giustificativa delle stesse).

Come confermato dal Ministero delle Finanze (cfr. circolare 188/1998), la nota spese costituisce per la società il documento valido ai fini fiscali, con ciò rendendo non necessario che i documenti giustificativi allegati siano intestati alla società o al dipendente, essendo pertanto considerati in ogni caso validi ai fini della deducibilità dal reddito d’impresa.

Condizione tuttavia imprescindibile ai fini del riconoscimento del costo è che lo stesso sia facilmente individuabile, attraverso un’adeguata descrizione, anche ai fini di apprezzarne l’inerenza dello stesso all’attività d’impresa.

Sono pertanto diversi i documenti che un dipendente può allegare alla propria nota spese: fattura (*), ricevuta o scontrino fiscale, biglietto di viaggio (sia esso nominativo o anonimo).

La documentazione originale deve essere conservata a cura dell’impresa, allegando a ciascuna nota spese i vari documenti di supporto portati dal dipendente affinché, come detto, si possa rilevare la natura del costo sostenuto in maniera chiara e inequivocabile.

(*) Le fatture devono essere intestate alla società e devono riportare il nominativo del dipendente che ha usufruito del servizio. Si consiglia, comunque, di non allegare le fatture intestate alla società alla nota spese.

Corrispettivi telematici carburanti, nuove norme

2019_10_12_corrispettivi_telematici_solo_per_i_distributori_di_carburante2019_10_12_corrispettivi_telematici_solo_per_i_distributori_di_carburante