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Il Codice della crisi d’impresa: adeguati assetti organizzativi e ruolo degli amministratori

Il Codice della crisi d’impresa: adeguati assetti organizzativi e ruolo degli amministratori

1.‐ Premessa
Il Codice della Crisi d’impresa approvato con il D.Lgs. 14/2019 («CCI»), entrato in vigore a partire dallo scorso 16 marzo 2019(1), ha riformato la legge fallimentare con l’intento dichiarato di consentire una precoce rilevazione (cd. early warning) dello stato di difficoltà dell’impresa (cd. “crisi d’impresa”) e la salvaguardia della continuità aziendale e produttiva.
Tra le altre, per quello che qui interessa, una delle principali novità della riforma è costituita dall’introduzione delle “procedure di allerta e di composizione assistita della crisi”, che mirano all’emersione precoce di casi di crisi aziendale. L’idea di fondo è che una diagnosi precoce sia fondamentale per risolvere crisi temporanee (prima che diventino croniche) oppure per preservare il più possibile gli asset aziendali ancora di valore, in caso di crisi irreversibili.
In particolare, il CCI ha individuato due pilastri su cui fondare la prevenzione dell’insolvenza: (i) gli obblighi organizzativi, per cui ogni tipo di azienda è tenuta a dotarsi di “assetti organizzativi adeguati alla rilevazione tempestiva della crisi” e a predisporre misure atte a contrastarla e (ii) gli strumenti di allerta, in grado di far emergere precocemente gli indizi della crisi.

2.‐ L’obbligo di istituire un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile
In base all’attuale (riformato) art. 2086 del codice civile «l’imprenditore, […], ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale».
In altre parole, la legge impone a qualsiasi imprenditore (sia imprenditore individuale che collettivo/società) di dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura, alla dimensione e alla complessità dell’attività d’impresa in grado di monitorare costantemente l’andamento della gestione al fine di intercettare i primi sintomi (meglio:
indicatori) di crisi cercando le appropriate soluzioni prima che la crisi diventi irreversibile e sfoci nell’insolvenza vera e propria2.
Le Norme di comportamento del Collegio Sindacale per le società non quotate (cfr. norma 3.4), specificano che «per assetto organizzativo si intende il complesso delle procedure stabilite per garantire che il potere decisionale sia assegnato ed effettivamente esercitato ad un appropriato livello di competenza e responsabilità». In altre parole, come notato dalla maggior parte della dottrina, un adeguato assetto amministrativo non può prescindere almeno dai seguenti elementi la cui complessità è funzione della dimensione, natura e complessità della specifica attività d’impresa: (i) da un organigramma che individui compiti e responsabilità, (ii) dall’esercizio dell’attività decisionale e direttiva da parte dei soggetti cui sono attribuiti i relativi poteri, (iii) dalla presenza di procedure aziendali (amministrative e contabili) che regolino le varie fasi dell’attività d’impresa, (iv) dall’esistenza di procedure che assicurino completezza, tempestività e attendibilità dei flussi informativi ai destinatari. In sintesi, si tratta di
implementare un sistema che assicuri che la direzione dell’impresa sia effettivamente esercitata dagli amministratori e che il personale addetto a ciascuna funzione abbia un corrispondente livello di competenze3.


L’assetto amministrativo racchiude l’insieme delle procedure finalizzate all’ordinato svolgimento delle varie fasi in cui si articola l’attività d’impresa4.
Per adeguato assetto contabile si intende l’insieme delle procedure finalizzate alla corretta e tempestiva rilevazione in contabilità e nei bilanci dei fatti di gestione.


3.‐ Le conseguenze della mancata istituzione dell’adeguato assetto organizzativo
In base all’art. 377 CCI l’istituzione degli assetti amministrativi spetta in via esclusiva agli amministratori, mentre rimane in capo all’organo di controllo e al revisore/società di revisione l’obbligo di vigilare «sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e del suo concreto funzionamento» (art.2403 cc e art. 14 CCI).

Come conseguenza il Legislatore ha previsto che, a partire dal 16 marzo 2019 (data di entrata in vigore di questa norma del CCI), gli amministratori che non abbiano dotato l’azienda di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, capace di intercettare gli indizi di crisi e, soprattutto, la perdita della continuità aziendale, rispondano con il proprio patrimonio delle obbligazioni sociali della società amministrata per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale; infatti, l’art. 378 del CCI ha aggiunto un sesto comma all’art.2476 del codice civile che recita: «Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. […]».


4.‐ Di quali strumenti dotarsi
Se il Legislatore del CCI ha enfatizzato definitivamente l’obbligo di dotarsi di un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile che sia l’imprenditore individuale e gli amministratori devono implementare, aggiornare e concretamente applicare si pone il problema di individuare
gli strumenti idonei al concreto monitoraggio dell’andamento aziendale al fine di preservare la continuità aziendale.
Naturalmente questa tematica operativa passa attraverso la presa di coscienza della necessità di dotarsi di procedure e regole che, in una prima fase, possono senz’altro essere vissute come un inutile aggravio di “burocrazia” interna, tanto più in realtà di modesta dimensione dove la
figura dell’amministratore coincide con la proprietà e dove, spesso, per la ridotta dimensione aziendale, le mansioni sono concentrate nelle mani di pochissimi dipendenti. In questo contesto l’enfasi posta dal CCI su questioni non nuove ma, sicuramente, finora del tutto trascurate, può essere di stimolo per una riflessione più ampia circa l’utilità che un appropriato assetto organizzativo può avere ai fini del monitoraggio dell’andamento aziendale quale presupposto della fissazione e misurazione di obiettivi strategici, di più ampio respiro, strumentali all’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario dell’impresa e, cosa anch’essa del tutto
trascurata, strumentali alla creazione del valore e alla “spersonalizzazione” della gestione dell’impresa dalla figura del cd. “titolare”.

Nel concreto, la prima cosa da fare è l’adozione di un organigramma e un “funzionigramma” chiaro e, soprattutto, rispondente alla effettiva situazione concreta.
Dopodiché, l’implementazione dell’adeguato assetto organizzativo passa attraverso l’adozione di un manuale delle procedure amministrative e contabili. Si tratta della elaborazione di un set di regole (per ciascuna area aziendale: ciclo attivo, ciclo passivo, tesoreria, magazzino, bilancio, ecc.) che indichi i comportamenti che ciascun operatore deve tenere. Tale set di regole comportamentali ha lo scopo fondamentale (i) di uniformare i comportamenti di tutti gli operatori, (ii) stabilire i controlli per ciascuna fase dei processi aziendali con l’intento ultimo di mitigare i possibili rischi d’impresa, (iii) di attribuire le diverse fasi a soggetti con adeguate
responsabilità gerarchiche. Naturalmente il manuale deve essere scritto e formalmente approvato dall’organo amministrativo.

Fatto questo, l’impresa dovrà dotarsi di una serie di strumentazioni che segnalino non solo la rotta sulla quale l’impresa sta “viaggiando” ma anche quali azioni deve intraprendere per raggiungere gli obiettivi che nel medio periodo si è posta.
In questo compito soccorre la dottrina aziendalistica (soprattutto anglosassone) che ha elaborato una serie di strumenti per la misurazione delle performance aziendali:

  1. anzitutto, andranno monitorati almeno trimestralmente gli indicatori della crisi d’impresa previsti dal CCI agli artt. 13, 15 e 24 (cfr. “Gli indici dell’allerta ex art.13, comma 2, Codice della Crisi e dell’insolvenza” elaborati dal CNDCEC);
  2. dopodiché ci si dovrà dotare di un adeguato sistema di reporting (finalizzato all’analisi di bilancio) infrannuale che rendiconti in tempi ravvicinati i risultati economico finanziari ottenuti (senza arrivare al bilancio di esercizio che a maggio o giugno dell’anno dopo è uno documento già obsoleto). In realtà, un sistema di analisi di bilancio quando ben strutturato, se svolto infrannualmente, offre una eloquente immagine non solo del passato prossimo ma anche del trend delle più significative grandezze di bilancio rendendo facile prevederne l’evoluzione futura. Si tratta di riclassificare opportunamente i bilanci dell’impresa, verificarne gli equilibri economico, finanziari e
    patrimoniali, elaborare opportuni indici;
  3. si dovrà, infine, disporre anche di strumenti in grado di prevedere in anticipo l’andamento dei flussi economici e, soprattutto, della tesoreria aziendale (ottica forward looking). Per imprese strutturate, questo può significare dotarsi di un sistema di controllo di gestione, eventualmente con una risorsa dedicata, predisporre una pianificazione gestionale ed economico‐finanziaria, un monitoraggio analitico della gestione aziendale e della tesoreria, mediante la predisposizione di business plan (o forecast) a tre anni, di budget annuali, di budget di tesoreria a sei mesi5.

5.‐ Gli indicatori della crisi
Il Legislatore del CCI ha specificato in maniera precisa i casi nei quali l’impresa può dire di trovarsi in una situazione di ragionevole (i.e., probabile) “stato di crisi”. Secondo l’art. 13, infatti, costituiscono “indicatori di crisi”, gli «squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario
[…] che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso
». A questi fini rappresentano indici significativi del ragionevole stato di crisi quegli indici che misurano (i) la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare, (ii) l’adeguatezza
dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi, (iii) i ritardi nei pagamenti reiterati e significativi. Lo stesso art. 13 attribuisce al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti il compito di elaborare con cadenza almeno triennale (per settore economico) i predetti indici. Gli indici validi per il
primo triennio sono stati elaborati dal CNDCEC lo scorso ottobre 20196 e sono all’approvazione del Ministero dello Sviluppo Economico.
La verifica del superamento degli indici elaborati dal CNDCEC va effettuata almeno trimestralmente in quanto, se è vero che gli amministratori hanno l’obbligo di valutare costantemente l’adeguatezza dell’assetto organizzativo e l’equilibrio economico finanziario (ex art.14 CCI), è anche vero che – in caso di crisi – vi è l’obbligo di fare istanza all’OCRI7 qualora vengano superati i predetti indici (nell’ultimo bilancio approvato o comunque) per oltre tre mesi (art.24 CCI). Per il rispetto delle tempistiche accennate risulta evidente che le predette verifiche andranno effettuate sulla base di situazioni contabili infrannuali (assestate secondo quanto previsto dall’OIC 30) aggiornate trimestralmente ed approvate dall’organo amministrativo.


6.‐ Il procedimento di composizione della crisi

Nel quadro di rafforzamento della struttura di controllo aziendale a beneficio della solidità economica e produttiva generale si inseriscono:

  1. la riduzione dei parametri per la nomina del revisore/collegio sindacale (obbligatorio quando si superino 4 milioni di fatturato o di attivo o 20 dipendenti) che ha portato all’ampliamento (per più di 87.000 unità) della platea delle società tenute alla nomina;
  2. la costituzione degli OCRI (Organismi di composizione della crisi d’impresa) presso ciascuna Camera di Commercio.

L’organo di controllo (e/o il revisore) ha l’obbligo di segnalare all’imprenditore o all’organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi di crisi dell’impresa. Qualora l’organo amministrativo non comunichi (entro i successivi 30 giorni) le soluzioni individuate e le iniziative intraprese per
il superamento della crisi o non le adotti di fatto (nei successivi 60 giorni), l’organo di controllo ha l’obbligo di informare, senza indugio, l’OCRI per attivare il percorso di assistenza nel tentativo di risoluzione della crisi. Solo l’adozione delle predette procedure esonera l’organo di controllo
dalla responsabilità solidale (con gli amministratori) nel caso di “fallimento” della società.
Oltre al citato procedimento di “allerta interna” il Legislatore ha previsto anche un procedimento di “allerta esterna”, in base al quale l’Agenzia delle Entrate, l’INPS e l’Agenzia della Riscossione (ex Equitalia) ‐ al superamento delle soglie di legge di debiti scaduti nei loro confronti ‐ hanno l’obbligo di effettuare la segnalazione all’OCRI dello stato di crisi qualora (i) il debitore
non avrà regolarizzato la propria posizione debitoria entro i successivi 90 giorni o (ii) non avrà egli stesso fatto istanza all’OCRI di composizione della crisi.
Allo stato attuale il DL 23/2020 (cd. “Decreto Liquidità”), a causa della nota epidemia da Covid‐ 19, ha prorogato l’entrata in vigore della operatività delle segnalazioni all’OCRI dal 15 agosto 2020 (termine inizialmente previsto dal CCI) al 1° settembre 2021. Questo differimento, come è
stato osservato dai più attenti commentatori, è un boomerang per gli imprenditori in quanto la normativa sull’obbligo degli assetti organizzativi (art. 2086 cc) e delle corrispondenti responsabilità (art. 2476 cc), cui è stato innanzi accennato, sono già in vigore dallo scorso 16 marzo 2019, mentre è stata rinviata la possibilità di accesso all’OCRI per la composizione assistita
della crisi che costituisce un valido esimente delle responsabilità patrimoniali in capo all’imprenditore, agli amministratori e agli organi di controllo.


7.‐ Conclusioni
Alla luce di quanto precede, diventa necessario e urgente che ciascuna impresa si doti al più presto di un assetto organizzativo adeguato alla dimensione e alle caratteristiche della propria attività al fine di manovrare (specialmente in questo periodo di forte crisi ed incertezza) le leve della gestione e anche al fine di evitare le gravi conseguenze patrimoniali in capo
all’imprenditore e/o agli amministratori nel caso di degenerazione della crisi.

Note:

(1) L’entrata in vigore è scaglionata: l’intero set di norme entrerà definitivamente in vigore il prossimo 1°settembre 2021.

(2) Il CCI definisce come crisi (art.2, co.1, lett. a), D.Lgs. 14/2019) «lo stato di difficoltà economico‐finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei
flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate», mentre qualifica come insolvenza (art.2, co.1, lett. b), D.Lgs. 14/2019) «lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni».

(3) S. Ambrosini, L’adeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili e il rapporto con le misure di allerta nel quadro normativo riformato, in ilcaso.it, pag.4.

(4) Verna, Strumenti per il nuovo assetto organizzativo delle società, in Le Società, 2019, p. 929.

(5) In un sistema come quello italiano, in cui prevale un modello di impresa familiare senza una netta separazione tra management e proprietà (cfr. il Rapporto PMI 2018 PWC), l’obbligo di dotare le aziende di sistemi di autovalutazione costituisce un passaggio non semplice. Secondo un recente sondaggio condotto da PWC Tls, su un campione di 178 imprese rappresentative di tutti i settori e dimensioni, solo il 25% delle aziende dispone già di indici in grado di monitorare la continuità aziendale e solo il 7% ha strumenti organizzativi adeguati alle nuove norme (cfr. Rapporto CERVED PMI 2019, pag. 123).

(6) Cfr. Gli indici dell’allerta ex art. 13, co.2, Codice della Crisi e dell’Insolvenza, Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e Esperti Contabili, bozza del 19 ottobre 2019.

(7) Si tratta dell’Organismo di composizione della crisi d’impresa da costituirsi presso ogni Camera di Commercio ai sensi dell’art.16 del CCI.

Andrea Delfino